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Microclima e ondate di calore

Microclima e ondate di calore: torna l’attenzione sul rischio caldo nei luoghi di lavoro

Con l’aumento delle temperature registrato già negli ultimi giorni di maggio 2026, il tema del microclima torna ad assumere un ruolo centrale nella gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. 

Cantieri, reparti produttivi, magazzini, attività logistiche e tutte le mansioni svolte in ambienti esposti al calore o poco ventilati sono particolarmente interessate da un rischio che, se sottovalutato, può avere conseguenze importanti sulla salute dei lavoratori e sulla continuità operativa aziendale. 

Cos’è il rischio microclima? 

Il microclima rappresenta l’insieme delle condizioni ambientali presenti in un luogo di lavoro, determinate da fattori come: 

  • temperatura dell’aria; 
  • umidità relativa; 
  • ventilazione; 
  • irraggiamento termico; 
  • attività fisica svolta dal lavoratore; 
  • caratteristiche dell’abbigliamento e dei DPI utilizzati. 

Quando questi elementi generano un eccessivo accumulo di calore nell’organismo, possono verificarsi situazioni di stress termico

Le conseguenze dello stress termico 

L’esposizione prolungata a temperature elevate può provocare: 

  • disidratazione; 
  • affaticamento fisico e mentale; 
  • diminuzione della concentrazione; 
  • aumento del rischio di errore operativo; 
  • crampi muscolari; 
  • colpi di calore; 
  • aggravamento di patologie preesistenti. 

Oltre agli effetti sulla salute, il caldo intenso può aumentare significativamente il rischio di infortuni sul lavoro, soprattutto durante attività che richiedono attenzione, movimentazione manuale dei carichi o utilizzo di attrezzature e macchinari. 

Attivi i bollettini nazionali sulle ondate di calore 

Dal 25 maggio 2026 sono nuovamente operativi i bollettini nazionali sulle ondate di calore promossi dal Ministero della Salute, uno strumento fondamentale per monitorare le condizioni climatiche e adottare tempestivamente misure preventive. 

I bollettini vengono aggiornati dal lunedì al venerdì e forniscono previsioni a 24, 48 e 72 ore per 27 città italiane monitorate dal sistema nazionale di sorveglianza. 

I livelli di allerta sono classificati attraverso un sistema a colori: 

  • Livello 0 (verde): nessun rischio rilevante. 
  • Livello 1 (giallo): condizioni che possono precedere un’ondata di calore. 
  • Livello 2 (arancione): temperature elevate con possibili effetti sulla salute delle persone più suscettibili. 
  • Livello 3 (rosso): ondata di calore persistente con elevato rischio per la popolazione e per i lavoratori esposti. 

Per consultare i bollettini nazionali aggiornati sulle ondate di calore è possibile accedere direttamente alla pagina dedicata del Ministero della Salute.

Cosa dovrebbero fare le aziende 

La gestione del rischio microclimatico non può limitarsi all’osservazione delle condizioni meteo. È importante che le aziende valutino preventivamente l’esposizione dei lavoratori e adottino misure organizzative adeguate. 

Tra le principali azioni preventive: 

  • monitorare quotidianamente i bollettini ufficiali; 
  • programmare le attività più gravose nelle ore meno calde; 
  • garantire adeguata idratazione del personale; 
  • prevedere pause frequenti in aree ombreggiate o climatizzate; 
  • migliorare la ventilazione degli ambienti di lavoro; 
  • formare i lavoratori sul riconoscimento dei sintomi dello stress termico
  • predisporre procedure di emergenza per la gestione dei malori da calore. 

Particolare attenzione deve essere riservata ai lavoratori outdoor, ai soggetti fragili e a coloro che operano in ambienti confinati o con elevato irraggiamento termico. 

Le ordinanze regionali per la tutela dei lavoratori

Accanto ai bollettini nazionali, diverse Regioni hanno già adottato specifiche ordinanze per proteggere i lavoratori dai rischi legati alle elevate temperature. In molti casi, i provvedimenti prevedono la sospensione delle attività svolte in condizioni di esposizione prolungata al sole durante le ore più calde della giornata, nei giorni in cui i sistemi di monitoraggio segnalano un livello di rischio elevato.

In Emilia-Romagna, ad esempio, è in vigore dal 3 giugno al 15 settembre 2026 un’ordinanza che vieta, nei giorni classificati a rischio “Alto” dal sistema Worklimate, le attività lavorative all’aperto con esposizione prolungata al sole nella fascia oraria compresa tra le 12:30 e le 16:00. Il provvedimento riguarda i settori agricolo e florovivaistico, i cantieri edili, i piazzali della logistica e, da quest’anno, anche le cave e i rider addetti alle consegne. È inoltre prevista la possibilità di anticipare o posticipare alcune attività per ridurre l’esposizione al caldo.

Queste misure confermano come il rischio microclimatico debba essere gestito non solo attraverso la valutazione dei rischi aziendale, ma anche monitorando costantemente gli aggiornamenti normativi e le disposizioni emanate a livello regionale.

Prevenire oggi per lavorare in sicurezza domani 

Le ondate di calore non rappresentano più un fenomeno eccezionale ma una condizione sempre più frequente durante il periodo estivo. 

Monitorare il microclima, consultare i bollettini nazionali e adottare misure preventive efficaci significa proteggere le persone, ridurre il rischio di infortuni e garantire la continuità delle attività produttive. 

La prevenzione parte dall’organizzazione e dalla capacità di anticipare i rischi prima che diventino emergenze. 

Hai bisogno di supporto nella gestione del rischio microclimatico? 

I consulenti di Gruppo Remark possono affiancare la tua azienda nell’individuazione delle misure preventive più efficaci per tutelare lavoratori e attività produttive durante il periodo estivo.

Contattaci per ricevere maggiori informazioni o per valutare insieme le soluzioni più adatte alla tua realtà aziendale.

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